La vita scorre a valle

Gabriella Bianchi in storie, documenti Giovedì 9 Febbraio 2006
Qui c’era la fontanella. Voi dite: e allora?! ma per me quella era la fontanella“. Nella piazza, poco distante dalla cattedrale c’era la fontanella. Ora c’è solo una buca e qualche avanzo di ferro. Intorno erba, e poi le pietre. Non quelle venute giù la sera del terremoto, ma quelle rimaste attaccate, le une alle altre. Quelle che ricordano ancora il paese com’era e che vita faceva. Anche la buca, che poi era una fontanella. Lei ha quarant’anni. Ne aveva quindici e oggi racconta. La fontanella mandava acqua fresca d’estate, e gelida d’inverno. Quell’acqua che scende leggera. Altro che bottiglie con tanto di sigillo di qualità. C’era la fontanella, c’era il paese. Oggi c’è un parco, un ricordo. Il paese è a valle. Conza è rimasta sulla collina. Vengono le scolaresche, qualche turista ongi tanto.
C’era un foro romano. Ci sono passati i sanniti. E a rimuovere le macerie, arriva il passato, quello che nessuno conosceva, che nessuno si aspettava.
Non è Pompei, ma anche lì tutto è rimasto intatto, con il tempo che si è fermato alle 19,35 del 23 novembre 1980. Una pentola caduta sotto al tavolo, la finestra dischiusa e la saracinsca abbassata. La vita scorre a valle, tra il fiume, il lago e gli alberi ancora giovani, più giovani dei ragazzi che sono partiti.
Il parco di Conza

25 gennaio 2006

Gabriella Bianchi in storie Lunedì 30 Gennaio 2006
Il video della cerimonia 25 gennaio 2006

Medaglie al merito

Gabriella Bianchi in documenti Sabato 28 Gennaio 2006
Nel corso di una cerimonia al Quirinale, il Presidente della Repubblica Ciampi ha conferito la medaglia d’oro al merito civile ai comuni colpiti dal sisma dell’80. Stralci dei discorsi del presidente della Regione Campania Antonio Bassolino e del presidente della Repubblica.
Discorso Bassolino
Discorso Ciampi

A Laviano, ostinatamente

Gabriella Bianchi in storie Venerdì 13 Gennaio 2006

Il terremoto. Già. Ho ricordi indelebili. 23 novembre 1980. Quanti anni avevo? Ventitre. E già una figlia  di un anno. Vivevo la vita come una sfida. Qualsiasi cosa purchè ci fosse l’occasione di andare oltre, di misurarsi con qualcosa o con qualcuno. Quasi mai niente di normale. E perciò quel pomeriggio ero con il mio amico di sempre a scalare una montagna, Monte Cairo, sui cui contrafforti sorge la famosa abbazia di Montecassino. Le correnti turistiche si fermano li, ma a noi interessavano le cime, i valloni, i panorami immensi, incantevoli e solitari delle vette maggiori dove nelle giornate terse si possono ammirare i monti dell’Abruzzo e le isole Pontine.
Monte Cairo, appunto. Salendo avevamo attraversato i boschi di querce e più in alto di faggio e i castagneti. Poi l’arroccata finale. Sulle parti sommitali la vegetazione è scarsa e si va dritti alla vetta, arrampicandosi sulla pietra carsica tipica del monte.
Era stata una bella giornata. Arrivati in cima ci eravamo rifocillati e poi distesi a riposare, tra cazzate, discorsi seri, risate e contemplazione del silenzio e di quella spettacolare immensità.
Era ora di scendere. Eravamo pallavolisti a tempo pieno alla ricerca di sfide. Era come liberare degli stambecchi. Via: chi arriva prima li, chi riesce a saltare su quella roccia…
Quella roccia. Su quella roccia a strapiombo su un precipizio Sergio improvvisamente si ferma e resta immobile.
“Che cavolo hai?”
“Mario ho l’impressione che debba succedere qualcosa”. Continua…

Laviano

Gabriella Bianchi in storie Giovedì 5 Gennaio 2006
Salerno, 23 novembre 1980 ore 19,34. Avevo 17 anni e un paese luogo dell’infanzia: Laviano, tanti affetti…cugini…zii…amici… in particolare Diego e Fausto… miei cugini ma soprattutto miei amici, compagni di giochi, compagni d’avventura, tutte le estati, per i primi 16 anni della mia vita, le ho trascorse là, insieme a loro.
Estate 1980, ormai, a 17 anni, i primi amori… gli amici all’oratorio salesiano a salerno… decido, ed è prima volta, che quell’estate non ci andrò a laviano.
Potessi tornare indietro… potessi decidere diversamente… adesso avrei un ricordo dell’ultima estate con Diego e Fausto, prima che la notte li inghiottisse entrambi per sempre.
Per anni sono stati la mia ossessione. Per anni ho sentito forte il senso di colpa. Per anni ho pensato che solo il caso aveva voluto che io, come sempre, non mi trovassi insieme a loro proprio quella notte…..
Continua…

Cammini senza capire, senza morire

EdmondoMarra in storie Domenica 18 Dicembre 2005

Si arriva così alla fine del mondo e alla sua ricostruzione. Solo chi non l’ha vissuto non può capire quello di cui è capace l’animo umano. Sono finiti duemila anni di storia. Un paese viene cancellato nella sua cultura, nella sua quotidianità, nei suoi valori. Forse è Iddio che vuole il cambiamento, ma non riuscirà nel suo intento di migliorare gli uomini. Si preannuncia un periodo di sviluppo edilizio incontrollato e di distruzione di quei pochi valori ideali che erano rimasti nella storia. Il compendio del mondo si riversa su un popolo che stava ritrovando la pace dopo tante sofferenze. La maledizione si rinnova, il diavolo scacciato dal monte San Michele che sovrasta Volturara si vendica ancora, scende nella piazza principale e emana i suoi malefici su tutti. Si perde il lume della ragione e dei sentimenti, si imbarbariscono gli animi e le menti. Usa personaggi per distruggere e non costruire. Appiattisce i pensieri. Disidrata gli animi.
23 Novembre 1980 ore 19,34. Una domenica come tante. L’Avellino, in serie A ha vinto 4-2 con l’Ascoli, due gol del negretto brasiliano Juary, che dopo i gol danzava intorno alla bandierina del calcio d’angolo. In televisione è incominciata da poco la replica di Inter - Juventus. E’ già sera con una luna piena grande come una casa. Fa appena, appena un poco freddo.
Il sibilo comincia all’improvviso, diventa un tuono, mentre tutto si agita in modo sconquassato. Continua…

Fan presto i bimbi a dimenticare

Gabriella Bianchi in storie Mercoledì 7 Dicembre 2005

Sull’altare di mattoni
i bimbi offrivano margherite:
chissà se Dio ha mai accettato        
quelle offerte.

Dall’alto di questa torre,
quando la terra non è troppo calda
o il cielo non è troppo nuvoloso,
puoi vedere cosa resta di un luogo,
ogni giorno una casa in meno
ogni giorno un vuoto in più nei ricordi.

Fan presto i bimbi a dimenticare,
i loro giochi non son sempre uguali,
nascondersi dietro macchine
o nascondersi dietro macchie verdi
per loro è uguale.

L’orizzonte, l’orizzonte non è più stretto,
non è più stretto su quattro tetti
dove anche il sole non si rifletteva;
l’orizzonte,
l’orizzonte non è più lo stesso
e non puoi misurarlo con l’eco di passi
che non sono più i soli a perdersi nella notte.

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La notte ha tanti colori,
anche il colore della noia
che poche volte fa rima con la paura.
Non si perderanno più i passi nella strada,
non sarà più l’abitudine a guidarti nella notte,
non saranno più le facce solite a salutarti;
tutto è andato in una notte,
l’uomo che ti guardava distrutto
è andato via con le sue cose
e non tornerà sui suoi passi;
nella nebbia di tufo non ti resta
che bagnarti la gola
e cercare di avere paura,
ma la paura non verrà mai
perchè non saprai mai cosa accadde.
La ruota della vita gira stranamente,
un minuto od un secondo la possono fermare,
ma non ti chiedi perchè aver paura?

Son tutti lì che vengono avanti
(come nel quadro del Quarto Stato)
e la libertà in prima fila
non saprai mai che nome aveva,
non saprai mai cosa dicevano i suoi occhi,
tu vi hai letto la paura
ma potevano anche dire
la gioia di essere vivi.
Ventun volte attorno ad un fuoco,
ma mai per una notte intera,
tante scene come in un grande libro:
due pagine sopra o due pagine sotto
si moriva.

                        luigi roca

Forza, scendiamo!

Gabriella Bianchi in storie Mercoledì 7 Dicembre 2005
Grumo Nevano (provincia di Napoli)
io ci provo a raccontarlo ..in breve

Seduto in soggiorno a vedere il secondo tempo della partita Juve-Inter (altri tempi davano la registrazione dopo Novantesimo minuto) sento il divano ballare … guardo il lampadario dondola, quanto dondola , mi gira la testa ,  capisco che è il terremoto , c’è un boato, mia moglie è in cucina urla …cosa è cosa è … prendo in braccio mio figlio Giuseppe (5 anni) , arriva dalla sua stanza mia figlia (10 anni) che piange , urlo …"via via … è il terremoto ….sotto gli archi delle porte" … apriamo la porta d’ingresso …continua a ballare tutto …va via la luce …. Continua…

Il mio 23 novembre

Gabriella Bianchi in storie Mercoledì 7 Dicembre 2005
..quella domenica..fu una domenica stranamente calda, il cielo era limpido ed azzurro anche se eravamo quasi a fine novembre. Con i compagni di quegli anni dopo aver assistito alla partita di calcio della squadra della nostra città, ci rincontrammo come ogni domenica sera nelle vicinanze del nostro ritrovo. Continua…

noi dei palazzi, loro dei prefabbricati

Maynardo in storie Sabato 26 Novembre 2005

quando ero piccolo il mio orizzonte era fatto di un paio di palazzacci identici al mio, una superstrada che li cingeva e decine di prefabbricati post terremoto, verdi acqua e dal tetto di lamiera. erano addossati l’uno all’altro confusamente. solo uno stradone con i dossi a dividerli. stracolmi di gente. pieni di bambini come me. io credevo di vivere più che decentemente allora. io ero uno dei palazzi. avevo solo un fratello. mai avrei pensato che dopo un tot di anni sarei cresciuto, trasformato nella persona che sono, abbandonato quel quartiere e soprattutto che al posto di quei prefabbricati potesse nascere il parco più cementato d’italia.
non c’ero ancora il 23 novembre 1980. Continua…

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