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Qui c’era la fontanella. Voi dite: e allora?! ma per me quella era la fontanella“. Nella piazza, poco distante dalla cattedrale c’era la
fontanella. Ora c’è solo una buca e qualche avanzo di ferro. Intorno erba, e poi le pietre. Non quelle venute giù la sera del terremoto, ma quelle rimaste attaccate, le une alle altre. Quelle che ricordano ancora il paese com’era e che vita faceva. Anche la buca, che poi era una
fontanella. Lei ha quarant’anni. Ne aveva quindici e oggi racconta. La
fontanella mandava acqua fresca d’estate, e gelida d’inverno. Quell’acqua che scende leggera. Altro che bottiglie con tanto di sigillo di qualità. C’era la
fontanella, c’era il paese. Oggi c’è un parco, un ricordo. Il paese è a valle. Conza è rimasta sulla collina. Vengono le scolaresche, qualche turista ongi tanto.
C’era un foro romano. Ci sono passati i sanniti. E a rimuovere le macerie, arriva il passato, quello che nessuno conosceva, che nessuno si aspettava.
Non è Pompei, ma anche lì tutto è rimasto intatto, con il tempo che si è fermato alle 19,35 del 23 novembre 1980. Una pentola caduta sotto al tavolo, la finestra dischiusa e la saracinsca abbassata. La vita scorre a valle, tra il fiume, il lago e gli alberi ancora giovani, più giovani dei ragazzi che sono partiti.
Il parco di Conza