Cammini senza capire, senza morire

EdmondoMarra in storie Domenica 18 Dicembre 2005

Si arriva così alla fine del mondo e alla sua ricostruzione. Solo chi non l’ha vissuto non può capire quello di cui è capace l’animo umano. Sono finiti duemila anni di storia. Un paese viene cancellato nella sua cultura, nella sua quotidianità, nei suoi valori. Forse è Iddio che vuole il cambiamento, ma non riuscirà nel suo intento di migliorare gli uomini. Si preannuncia un periodo di sviluppo edilizio incontrollato e di distruzione di quei pochi valori ideali che erano rimasti nella storia. Il compendio del mondo si riversa su un popolo che stava ritrovando la pace dopo tante sofferenze. La maledizione si rinnova, il diavolo scacciato dal monte San Michele che sovrasta Volturara si vendica ancora, scende nella piazza principale e emana i suoi malefici su tutti. Si perde il lume della ragione e dei sentimenti, si imbarbariscono gli animi e le menti. Usa personaggi per distruggere e non costruire. Appiattisce i pensieri. Disidrata gli animi.
23 Novembre 1980 ore 19,34. Una domenica come tante. L’Avellino, in serie A ha vinto 4-2 con l’Ascoli, due gol del negretto brasiliano Juary, che dopo i gol danzava intorno alla bandierina del calcio d’angolo. In televisione è incominciata da poco la replica di Inter - Juventus. E’ già sera con una luna piena grande come una casa. Fa appena, appena un poco freddo.
Il sibilo comincia all’improvviso, diventa un tuono, mentre tutto si agita in modo sconquassato. Continua…

Fan presto i bimbi a dimenticare

Gabriella Bianchi in storie Mercoledì 7 Dicembre 2005

Sull’altare di mattoni
i bimbi offrivano margherite:
chissà se Dio ha mai accettato        
quelle offerte.

Dall’alto di questa torre,
quando la terra non è troppo calda
o il cielo non è troppo nuvoloso,
puoi vedere cosa resta di un luogo,
ogni giorno una casa in meno
ogni giorno un vuoto in più nei ricordi.

Fan presto i bimbi a dimenticare,
i loro giochi non son sempre uguali,
nascondersi dietro macchine
o nascondersi dietro macchie verdi
per loro è uguale.

L’orizzonte, l’orizzonte non è più stretto,
non è più stretto su quattro tetti
dove anche il sole non si rifletteva;
l’orizzonte,
l’orizzonte non è più lo stesso
e non puoi misurarlo con l’eco di passi
che non sono più i soli a perdersi nella notte.

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La notte ha tanti colori,
anche il colore della noia
che poche volte fa rima con la paura.
Non si perderanno più i passi nella strada,
non sarà più l’abitudine a guidarti nella notte,
non saranno più le facce solite a salutarti;
tutto è andato in una notte,
l’uomo che ti guardava distrutto
è andato via con le sue cose
e non tornerà sui suoi passi;
nella nebbia di tufo non ti resta
che bagnarti la gola
e cercare di avere paura,
ma la paura non verrà mai
perchè non saprai mai cosa accadde.
La ruota della vita gira stranamente,
un minuto od un secondo la possono fermare,
ma non ti chiedi perchè aver paura?

Son tutti lì che vengono avanti
(come nel quadro del Quarto Stato)
e la libertà in prima fila
non saprai mai che nome aveva,
non saprai mai cosa dicevano i suoi occhi,
tu vi hai letto la paura
ma potevano anche dire
la gioia di essere vivi.
Ventun volte attorno ad un fuoco,
ma mai per una notte intera,
tante scene come in un grande libro:
due pagine sopra o due pagine sotto
si moriva.

                        luigi roca

Forza, scendiamo!

Gabriella Bianchi in storie Mercoledì 7 Dicembre 2005
Grumo Nevano (provincia di Napoli)
io ci provo a raccontarlo ..in breve

Seduto in soggiorno a vedere il secondo tempo della partita Juve-Inter (altri tempi davano la registrazione dopo Novantesimo minuto) sento il divano ballare … guardo il lampadario dondola, quanto dondola , mi gira la testa ,  capisco che è il terremoto , c’è un boato, mia moglie è in cucina urla …cosa è cosa è … prendo in braccio mio figlio Giuseppe (5 anni) , arriva dalla sua stanza mia figlia (10 anni) che piange , urlo …"via via … è il terremoto ….sotto gli archi delle porte" … apriamo la porta d’ingresso …continua a ballare tutto …va via la luce …. Continua…

Il mio 23 novembre

Gabriella Bianchi in storie Mercoledì 7 Dicembre 2005
..quella domenica..fu una domenica stranamente calda, il cielo era limpido ed azzurro anche se eravamo quasi a fine novembre. Con i compagni di quegli anni dopo aver assistito alla partita di calcio della squadra della nostra città, ci rincontrammo come ogni domenica sera nelle vicinanze del nostro ritrovo. Continua…
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