Le voci
Quando scrivo, mi accorgo che le parole non suonano. Spesso mancano le
voci, i rumori, anche i piu’ sinistri. Scrivere del 23 novembre 1980
senza rumori, senza voci, non vuol dire nulla. Può significare soltanto
aggiungere altre parole, tante parole, come per il solito discorso
commemorativo. Qui ci sono i rumori e le voci di quei giorni. Nessuno
li ricorda. Sono passati venticinque anni. E in venticinque anni sono
stati eretti tanti monumenti ai caduti, incise lapidi con i nomi. Ogni
comune ne ha uno. Ogni sindaco, il 23 novembre, depone una corona
d’alloro. Ma le voci non si sentono.
E non è stato poi tanto difficile ritrovare quelle voci e quei rumori.
E’ bastato rubare una cassetta, un vecchio nastro realizzato nel 1981
da una emittente radiofonica di Avellino, Radio Alfa 102. In quei
giorni si guadagnò il titolo di radio terremoto, come la definirono
Paese Sera e Il Mattino. Non solo perché mise in onda la voce del
terremoto, ma perché raccontò, senza satellite, senza telefonini, senza
niente di tutto quello che oggi esiste attorno a un’antenna. Il primo
file audio è la registrazione dei boati che accompagnarono la scossa
delle 19,34. Dura 1 minuto e 40 secondi, poco piu’ della scossa che fu
di un minuto e 30 secondi. Era in corso la registrazione di basi
musicali quando ci fu la scossa. L’audio andò in saturazione e sul
nastro rimasero impressi quei boati.
| Cosa facevate durante la scossa? E’ la domanda di rito. Due donne di Teora raccontano come un fatto del tutto casuale, il marito di una delle due che cade, le abbia salvate dal crollo della casa. | |
| Ad Avellino i primi soccorsi. In via Generale Cascino è venuto giu’ un
palazzo dove, all’ultimo piano, c’era una festa di battesimo. Un
volontario ha estratto un bimbo di pochi mesi ancora abbracciato al
padre.
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| Mancavano le coperte e le tende in quei giorni. E il sindaco di Avellino Giovanni Pionati insiste nelle richieste. | |
| L’Irpinia è terra di emigranti. Tutto il mondo in quei giorni era in apprensione. In Australia, in Svizzera, in Germania, in Belgio, negli Stati Uniti c’erano parenti alla ricerca di notizie. Radio Alfa fece da ponte, riuscendo a mettere in contatto gli scampati con i loro parenti lontani. | |
| L’ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi rimarrà un simbolo di quei giorni: c’erano pazienti vivi sotto le macerie. Vivi grazie a bombole di ossigeno che alimentavano la bolla che si era creata. Ma le bombole scarseggiavano e per qualcuno finirono troppo presto. |
| Venne il Papa ad Avellino. Quasi in segreto. Si soffermò con gli sfollati che erano stati accampati nello stadio Partenio. Un’intervista rubata da uno dei cronisti di Radio Alfa 102. | |
La situazione nei vari comuni in quei giorni: a San Mango sul Calore, a Sant’Angelo dei Lombardi e a Lioni |
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Susanna Agnelli partì con la Croce Rossa. E il terremoto del 1980 rappresentò la nascita della protezione civile. | |
| Ci si può sposare dopo due settimane da una catastrofe? due giovani che non avevano piu’ casa, famiglia, soldi, lavoro… lo fecero. |
Radio Alfa 102 non esiste piu’. All’epoca era diretta da Ciro Vigorito, che scrisse anche alcune delle pagine piu’ belle di quei giorni per il "Roma". Con lui lavorarono Michele Acampora, Enzo Arricale, Paolo Pagliuca, Leondino Pescatore, Generoso Picone, Mimmo Rossi e Gianfranco Turis.





Mi hai dato una stretta al cuore nel ricordarmi quei dialetti, quelle voci concitate, quei rumori che fanno l’insieme della tragedia dell’Irpinia. L’ho vissuto da volontario e ho visitato tutti i comuni maggiormente colpiti; qui ho letto Teora e il cuore si è stretto ancora di più; ricordo l’accumulo di calcinaci di quel paesino completamente sbriciolato; la parete che ci è franata quasi addosso; il debole miagolio di un gattino che noi avevamo scambiato per un esile lamento di bambino rimasto intrappolato tra i detriti. Poi una scarica di terremoto che ci ha fatto sentire un vuoto sotto i nostri piedi. Ricordo Sant’Angelo dei Lombardi, Calabritto, San Magno sul Calore, Lioni, Sturno(la nostra sede logistica nella scuola elementare tutta lesionata). Poi la bella cittadina Grottaminarda con le villette spaccate. E tanti altri comuni che avevamo attentamente visitato. Ma ricordo in particolare la dignità delle persone, ma soprattutto delle donne Irpine. Le due sorelle di un fabbricato rurale semidistrutto, rimaste senza i genitori. Alla ns consegna di cappotti impellicciati giunti dal Nord d’Italia ci hanno risposto con una grazia e una commozione indescrivibile nel loro dialetto che noi avevamo capito molto bene: “grazie, dateli ad altre persone; noi siamo in lutto, e non li vorremmo indossare ma”. Grande la Gente dell’Irpinia. Da un sardo.
Leggasi nel precedente commento:”"”non li vorremmo indossare mai” e non “non li vorremmo indossare ma”.
Maralai
una bella iniziativa, Gabriella, grazie.
Quel file audio mi ha fatto ricordare quel giorno come poche cose erano riuscite a fare. Ho risentito il rumore dei vetri che scricchiolavano a lungo prima di rompersi, un rumore che mi era rimasto nella memoria da quel lontano giorno ed è affiorato oggi.
E’ impressionante, la musichetta allegra in sottofondo rende il tutto ancora più drammatico, mette i brividi addosso.
Io sono friulana e me lo ricordo il terremoto del ‘76, ma ero una bambina e da bambini per fortuna i drammi non si colgono mai nella loro interezza. Il rumore della terra, il boato che arriva da sotto i tuoi piedi quello me lo ricordo perfettamente.
Ciò che fa impressione è la ripetitività dei boati, come se la terra non avesse voluto fermarsi, animata da una furia scatenata da chissà quali colpe. Grazie ancora, Gabriella, per questo spazio che non potrà essere occupato da chi vuole raccontarci un’altra storia, da chi vuole separarci da questo dolore e dalla necessità di riflettere e comprendere.
Crescenzo
musichetta e morte sul fondo un connubio insopportabile, penso a chi lo ha vissuto.
avevo circa 8 anni nel 1980 e ricordo benissimo quel momento….i boati sono davvero impressionanti…
Bellissima iniziativa.Mi sono venuti i brividi.
Ho 55 anni vivevo in quei luoghi stupendi almeno per i mei ricordi d’infanzia, gioventu’, di cordialità etc.etc.Ora vivo a 40 km. da Roma un posto molto verde, tranquillo e tutto sommato bello.Quì quando tira la tramontana rivedo l’azzurro intenso del cielo di Bisaccia e il verde dell’Irpinia alta.Prima ogni tanto tornavo al mio paesello natio, dopo il terremoto la mia abitazione è stata dichiarata inagibile e a tutt’oggi dopo 25 anni ancora non è stata resa agibile:Ci torno molto piu’ raramente poichè devo chiedere ospitalità ai miei parenti che non me la negano per carità ma casa mia è casa mia.Beato chi si è seguito con molto coraggio la ricostruzione ed ha riavuto ciò che il terremoto gli aveva tolto e può continuare a godersela
Davvero impressionante il file dei “boati”!!!
Si può mettere in rete in modo tale da poterlo scaricare e tenerlo per i posteri?
Grazie infinite
Penso sempre a quei momenti, i boati, la terra che oscillava e sussultava in una maniera che neppure la mente era in grado di realizzare cosa stesse succedendo nei momenti della scossa, le urla di disperazione il panico, il caos della folla erano incontenibili in quei interminabili 90 secondi e mentre il rumore del boato terminava in lontananza il celo rosso fuoco e un silenzio spettrale, ricordo sempre per non dimenticare e grazie sempre per aver costituito questo sito per non dimenticare, anche perchè per alcuni aspetti questo sembra che sia stato un terremoto solo nostro, senza commemorazioni a cui venga dato un giusto risalto, anche coloro che sono venuti ad aiutarci a scavare con le mani sono EROI!!! per chi come me è restato segnato da questo evento.
HO 34 ANNI SONO DI PORTICI E NONOSTANTE FOSSI PICCOLO RICORDO CON PRECISIONE QUEI MOMENTI GUARDAVO LA PARTITA DELLA JUVE CHE ALLORA VENIVA TRASMESSA INTORNO ALLE 19 ERO A CASA DI PARENTI IN UN PALAZZO ANTICO IN UN CENTRO SORICO RICORDO TUTTO ANCHE LA FRASE DI UN MIO ZIO:STATE CALMI,NON E’ NIENTE E’ UN TERREMOTO….. RICORDO LE SCALE DI UN PALAZZO VECCHIO IL PANICO GENERALE E RICORDO LE NOTTI PER STRADA NON DIMENTICHERO’ MAI….
Ho letto, ho ascoltato. Non c’è nulla ch’io possa dire per descrivere, per ringraziare.
Terrificante documento. Complimenti per aver restituito il dramma di quei momenti con tanto rigore, tanto amore per la tua terra, tanta passione per il tuo lavoro. Un vero squarcio sulla nostra storia con un grande, giovane Papa.
Un messaggio forte, eco di un boato mortale.
Ecco quello che tutti mi hanno solo potuto raccontare. Graze, Gabriella.
Beh che dire di tutto questo le parole non possono descrivere l’emozioni e la paura, tanta, provata in quei momenti e in quei giorni.
Io ero piccolo avevo solo sei anni ma ricordo molto di quel periodo che sicuramente mi ha formato per la vita.
Io abito a Paternopoli e per fortuna nel mio paese non ci sono state vittime nonostante i paesi limitrofi siano stai distrutti, ma ricordo le tendopoli e le case distrutte, ricordo la gente che si aiutava per andare avanti e ricordo che subito dopo i primi giorni tutti litigavano per accaparrarsi una coperta o un cappotto che arrivava chissà da dove e della quale, magari, non ne avevano nemmeno bisogno, ma forse era la disperazione.
Dopo tanti anni ricordo ancora quei militari e tutti quei volontari che sono venuti ad aiutarci, allora lancio una proposta, rintracciare queste persone, questi eroi e magari fare per loro una cerimonia per ringraziarli, per non dimenticarli.
Magari attraverso questo sito si potrebbe provare.
io sono un abbitante ansi ero un abbitante di luogosano sono emigrato ma resto e resteró sembre un abbitante partenopeo .Ero piccolo il 23 novembre 1980 e mi ricordo ben poco di quella maledetta sera ma vagamente ricordo che i giorni dopo di quel maledetto giorno le scuole erano chiuse e non capivo il perché dormivamo in macchina oppure in una tenta con altri ragazzi e per me era un momento fantastico come lo era per i miei coetanei potevamo giocare tutti insieme all’aperto liberi come non era succeso mai perche dopo quello che c’era capitato di peggio non ci poteva succedere e le nostre mamme ci nascontevano il mal capitato per for fortuna ma dopo tanti anni anche se mi hanno nascosto tutto questo riesco a capire perché mi trovo qui lontano perché tutto e passato in trasparenza
ci hanno illusi e noi abbiamo creduto ,ed e tutt’a fe normale che ci’abbiamo creduto visto le circostanze visto quello che abbiamo passato il 23 novembre 1980,sono venuti imprenditori dal nord o non so da quale parte per investire nel nome della ricostruzione o per l’indrustalizazione per aiutare ;l’anno fattto si ;ma per soli 10 anni perche erano esenti da tasse o altre cose agevolate dalla fatale 219 grazie tanto ma adesso non ci resta piú niente solo debito publico alla faccia della ripresa e adesso mi trovo qui in Belgio
Navigando navigando sono approdato a questo bellissimo sito, lo vedrò tutto da cima a fondo. Vorrei segnalare solo che non sono stati citati, ingiustamente, i nomi dei ‘ragazzi’ che hanno fatto grande Radio Alfa 102. Per esempio ? Lucio De Stefano, Marianta Santosuosso, Grazia Pastena, Giannantonio Oliva (per me il migliore).
Un abbraccio e buon lavoro .
angelo
Hai ragione, ma c’è un motivo: sono stati citati solo i “ragazzi” che raccolsero quelle voci. Prendila come una citazione parziale. Ora però, giustamente, ci sono tutti grazie a te.
Splendido sito!)) In avanti auguro buona fortuna!
Complimenti per questo sito magnifico; complimenti a voi che avete compiuto un lavoro di un’importanza notevole…per non dimenticare.
Grazie di cuore; avete suscitato in me grosse emozioni e tristi ricordi.
Grazie ancora.
Gianpietro Verosimile
Ho 43 anni e prossimo ai miei 18 ricordo bene quei momenti, vissuti in casa a Salerno abbracciato ai miei genitori e al terzo dei miei tre fratelli sotto l’architrave di una porta in un palazzo in c.a. Ricordo perfettamente quegli attimi che non ho più dimenticato e non dimenticherò mai; pregavo affinchè finisse al più presto quell’orrore, tra gli scricchiolii delle tramezzature di laterizio, i tremori degli infissi, l’infrangersi delle piastrelle dei rivestimenti di bagno e cucina, lo scuotersi della cenere del braciere che usavamo per riscaldarci che con un sinistro bagliore si mostrava sempre più luminosa; pregavo tra lo stringersi di quelle braccia che cercavano di dare un segno di presenza umana più che di sicurezza perchè in quel momento, credetemi, la cosa più importante era il non sentirsi solo contro la natura. Sarei stato un fortunato perchè ho potuto ricordare, ho potuto raccontare, ho potuto scriverlo (per la prima volta e vi ringrazio immensamente per l’opportunità). Si andò per strada tra la polvere e qualche calcinaccio cercando di minimizzare l’accaduto forse per esorcizzare l’orrore nei confronti di una forza così devastante che la natura quella sera aveva deciso di mostrarci, quasi ad ammonimento perenne. Tanti non hanno avuto questa opportunità ed è a loro che in questo giorno di Natale del 2006 voglio mandare un ricordo come forse non ho mai fatto, chiuso per autodifesa nel mio egoisticho guardare avanti.
Nel 1980 avevo solo 3 anni e non posso ricordare…oggi ne ho 29 e sono fidanzato con una ragazza i cui genitori e parenti sono di Santomenna.
Sono stato a Santomenna per la prima volta qualche giorno fa.
Sono rimasto colpito dalla bellezza e dalla genuinità di questo paese e dalla gente che lo vive. Purtroppo, però, nel paese sono visibili i segni terribili di quel che c’è stato, infatti ci sono ancora i prefabbricati alcuni dei quali ancora abitati. Ho visitato anche il cimitero e per più della metà è pieno di gente morta a causa del terremoto e percorrendolo si legge sempre la stessa data di morte…23 Novembre 1980!Da rabbrividire…
Da qualche giorno, e probabilmente per sempre, sono e sarò vicino a tutte le persone che loro malgrado hanno vissuto questo dramma.
Salve sono Patricia e scrivo da Santa Rosa La Pampa Republica Argentina. Sono come tantissima gente qua di origine italiana e mia madre e’ originaria della Irpinia del paese di Teora. Ricordo sempre il 1980 era piccola 8 anni, ma ricordo la disperazione di mia madre, di mia nonna nel sapere della morte e distruzione nelle loro terre native, mia nonna aveva perso molti parenti alla lontana nel suo paese. Ricordo anche una raccolta di fondi fatta dalla citta’ di Santa Rosa non solo dagli Irpini o italiani ma da tutti i cittadini per la gente irpina a dimostrazione di come le tragedie spesso uniscono popoli lontani geograficamente ma vicini di fronte a queste tragedie.
Ciao Irpinia
Quando accadde ciò io non ero ancora nato….ho avuto modo di apprendere dai giornali dell’epoca, dalle testimonianze dei miei parenti quello che accadde: incredibile…alcuni dei miei parenti credevano ke stesse arrivando la fine del mondo.
Davvero da rabbrividire….
Cmq i miei complimenti per il sito…è un bel progetto spero ke andrà avanti xkè quel giorno 23/11/80 deve essere ricordato.
Salve sono Michele e sono di Portici NA ho 35 anni, bruttissima esperienza per bambini della mia età nel 23 novembre 1980 almeno come lo ricordo io a quell’ora ero a casa e giocavo con una mia amichetta di fuorigrotta NA, che era venuta a trovarci con i suoi genitori quando avvenne la scossa d’improvviso non li vidi più e tutto ad un tratto mi sentii sollevare d’ub colpo da mio padre e con mia madre corremmo fuori, in strada e così ci rimanemmo fino al giorno dopo.
Un esperienza fortissima e indimenticabile.
5 Luglio 2007 ore 16.30, mentre stavo lavorando non so per quale motivo ho cercato su google “terremoto 1980″ e tra le tante pagine che ho letto sono arrivato su questo sito. A distanza di ben 27 anni mi sono venute le lacrime agli occhi, io sono di Salerno ed il terremoto non l’ho vissuto. Ero a Milano da un anno per motivi di lavoro dei miei genitori ed avevo 9 anni. Ricordo come se fosse ieri le notti trascorse davanti alla televisione a guardare la mia terra devastata da un immane tragedia, l’angoscia per i familiari e gli amici. Ovviamente niente in confronto alla tragedia ed alla sofferenza vissuta dalle persone che abitavano in quei posti. Qualche giorno fa sono stato a Lioni per motivi di lavoro, ed ho trovato un paese completamente nuovo, bello. Dopo 27 anni si piange ancora sentendo l’audio di quei momenti, leggendo le storie ed i racconti di quei momenti! La vita continua ma la memoria storica ci aiuta a ricordare e capire. Perchè dopo 27 anni mi è venuto in mente di fare questa ricerca? Forse la risposta è semplice, questa è la mia terra e questi sono eventi e ricordi che mi appartengono anche se non li ho vissuti. Per finire un immenso ringraziamento a tutti coloro i quali fecero qualcosa in quei momenti, siete i nostri eroi e lo sarete per sempre.
Con grande commozione, Antonio
Ho 23 anni nata e cresciuta in toscana da genitori di Bagnoli Irpino, che dolore solo immaginare quei momenti terribili e i miei genitori erano li. Grazie a tutti coloro che sono andati in soccorso della nostra gente.
Volevo evidenziare, nel ricordo di mio padre (sigla I8JN),l’opera di tutti i radioamatori che allestirono i ponti radio per i soccorsi in una epoca in cui non esistevano i telefonini e simili. Mio padre parti’ la sera stessa lasciando noi 4 figli e mia madre a casa a Napoli dicendo che se il terremoto c’era stato la’ e la nostra casa era ancora in piedi (sebbene lesionata)non sarebbe certo caduta … e comunque ci raccomando’ di non entrarci.. i radioamatori fecero una grande opera di supporto logistico per le comunicazioni con stazioni mobili e di fortuna. Torno’ dopo 10 giorni…
Che dire…non esistono parole per descrivere tutto ciò…2 regioni devastate da un immane terremoto..nomi..visi…posti..sconosciuti al mondo intero…nessuno ci conosceva..fino a quel giorno…
..sono di un paese della basilicata Picerno..colpito da quel terremoto..che tutt’ora ci lacera al solo nominarlo…poche parole per dire GRAZIE ..grazie davvero a tutti coloro che sono venuti a darci una mano solo questo Grazie.
Sono trascorsi quasi 27 anni, ma ricordo tutto perfettamente come se fosse ieri. Avevo solo 6 anni e mezzo e quei terribili 100 secondi non li scorderò mai. Poi sentendo quella registrazione, il sangue mi si è raggelato…..Mi trovavo a casa di mio zio a Torre del Greco, in una zona dove tuttora ci sono molte serre e quella sera mi trovavo in soggiorno a vedere la partita….ricordo che il Napoli aveva pareggiato 2-2 a Bologna, quando intorno alle 19,30 andò via la luce. “Tornerà presto”, pensavamo tutti ed intanto il cane di mio zio (un bellissimo esemplare di pastore tedesco) inizia ad abbaiare. “Avrà visto qualche topo”, diceva mio zio….ma intanto non era solo il suo cane ad abbaiare sempre più forte ma quelli di tutti i vicini….Io mi avvicino alla finestra che da sul garage di quella casa a due piani e vedo una cosa che da quella sera porto sempre dentro di me, come un ago affossato nella mente che riaffiora quando sento parlare di un terremoto: un cielo violaceo ed un rumore sordo e cupo che intanto si fa sempre più vicino, sempre più vicino…..Inizia l’apocalisse: veniamo sballottolati a destra, a sinistra, avanti, indietro come palle da flipper e tutti gridiamo atterriti dalla paura. “Il terremoto, il terremoto….fuggite, fuggite”….ricordo solo una grandissima paura ed io che nel buio riesco non so ancora come a trovare il modo per aprire la porta e per percorrere i pochi metri che mi separano dal cancello che va sulla strada in pochissimi secondi. Mi sento mancare la terra sotto i piedi!!!! Mentre scappo con tutta la paura addosso, sento le urla dei vicini e dei miei che mi cercano….io mi dirigo verso la 126 blu di mio padre e mi accovaccio, in attesa che arrivino gli altri. Pochi secondi e siamo tutti usciti dalla casa, fortunatamente sani e salvi. Mio fratello ed i miei cugini erano al secondo piano ma, ringrazio ancora Dio per questo, sono incolumi. Mio padre apre l’auto così che lui, mamma, Vittorio ed io entriamo….giusto in tempo per sentire le repliche e per addormentarci sperando solo che fosse un orribile incubo. Il mattino dopo rientriamo nella casa che non ricordo quanto fosse lesionata….le sere successive e per 15 giorni, restiamo a casa degli zii….ricordo le notti trascorse intorno al fuoco ed in mezzo alle scosse e le sedie a sdraio aperte in garage dove dormivamo tutti imbacuccati con le coperte perchè non potevamo entrare in casa. Come si fa a dimenticare un’esperienza così traumatizzante? Al minimo sussulto, il mio cuore va in fibrillazione e la mia faccia sbianca…Ho vissuto altri terremoti come quello di San Valentino del 1981 (era di sabato e mi trovavo in una casa al quarto piano di un vecchio palazzo al rione Sanità a Napoli!!!), il bradisismo di Pozzuoli ed infine quello angoscioso e straziante del Molise del 2002 (ero alla Facoltà di Economia e Commercio a Napoli)….ricordi che non andranno mai più via dalla memoria ed un’esperienza che non auguro MAI a nessuno di vivere.
Io il 23 novembre di ogni anno, alle ore 19,34 rivivo quei momenti…..grazie a chi con queste testimonianze mantiene viva la memoria di una sciagura che dovrebbe aiutare tutti noi a riflettere e ad agire per il meglio!
Dopo 30 facciamo 31.
Ero al Rione Alto a casa dei miei, faceva caldo e mi faceva male la testa, dissero alla marina che era aria di terremoto e decisi di non uscire con la fidanzatina di allora…
Mi misi sul letto alle sette e mezza, con la testa che mi scoppiava, del calcio me ne sono sempre fottuto, un enorme progressivo boato e mi cadde la libreria in testa, i tre voluminosi tomi della Storia dei Valdesi mi centrò in pieno come nemesi storica, andò via la luce, per uscire dal condominio scesi dal garage,la porta elettrica era chiusa e mi bagnai i piedi scalzi dell’acqua calda fuoriuscita dalla caldaia del riscaldamento installato nel garage condominiale.
Mi ero liberato per aiutare i miei, che credevo ancora bloccati, ma solo mio padre scese con la chiavi per aprire la porta elettrica del condominio e liberò il resto dei condomini e inquilini.
L’appartamento dei miei al secondo piano fu dichiarato inagibile, benchè la costruzione era nuova, ma non antisismica.
Andai subito con il mio motorino Benelli a tre marce a vedere cosa era successo e mi informai per telefono delle mie amichette,una stava suonando il piano e mi chiamò, ( al quel tempo tenevo un piccolo harem), anche i padri rispondevano e rassicuravano, anche se ufficialmente non mi conoscevano ancora…
La cosa che più mi sorprese mentre raggiungevo una delle mie amichette, fu la chiesa che sembra Sanpietro a Capodimonte, la statua mariana fracassata, è stato un caso che non sia morto nessuno.
A Santateresa c’era tutta la Sanità, zona in depressione sotto aree densamente urbanizzate, una popolana mi offrì una tazza di caffè da una enorme napoletana residuato bellico dei ricoveri e delle trincee, mentre ero sul motorino a districarmi da quel casino, raggiunsi il centro e la mia amica, in mezzo a quello sperpetuo.
Congratulazioni per questo lavoro di grande giornalismo. Ti ho segnalato nel mio blog.
vittorio zambardino
io in quel giorno ero con la mia famiglia in auto su un viadotto in autostrada, avevo quasi 7 anni.
ricordo distintamente mio padre che diceva che la macchina aveva qualcosa di strano.
Non era la macchina a sbandare, era il viadotto a ballare.
ci fermammo alla prima stazione di servizio e ci rendemmo conto della tragedia, mi ricordo che mancava l’elettricità e tutti erano agitati.
solo dopo anni ho capito cosa era realamente successo.
Agghiacciante, mi è venuto da piangere per tutte quelle vite perdute. Io vivo a tanti chilometri didistanza ma mi ricordo quel giorno. Grazie di averlo messo e anch’io vorrei che fosse in rete per tenerlo come ricordo di una immane tragedia.
ricordo quel giorno nn proprio come se fosse ieri ma quasi. avevo 8 anni e mezzo ero a casa con mia madre e amici di famiglia. quando all’improvviso mi trovaui a terra e mia madre gridò “è il terremoto!” sentivo che il fabbricato ondeggiava e subito andammo verso la porta e scendemmo in strada, dopo un po’ arrivò mio padre e ci raccontò quello che aveva visto era in strada. quella notte dormimmo in macchina. i giorni successivi vidi ciuò che aveva lasciato il sisma: edifici crollati e sventrati.
Io ero li.
Tito
20 Battagline M.S Michele
NEL NOVEMBRE DELL’80 NON ERO ANCORA NATO MA SI PUO’ DIRE CHE IL POST-TERREMOTO L’HO VISSUTO TUTTO DA CIMA A FONDO. SONO NATO NEL MAGGIO DELL’81 E QUINDI LA RICOSTRUZIONE, LE COMMEMORAZIONI, GLI ANNIVERSARI, I RACCONTI DELLE PERSONE CHE L’HANNO VISSUTO (IN PRIMIS MIO PADRE) MI HANNO ACCOMPAGNATO PER TUTTA LA MIA VITA. ANCORA OGGI SFOGLIANDO QUOTIDIANI DELL’EPOCA O GUARDANDO FOTO O VIDEO CHE TESTIMONIANO LA GRAVITA’ DI QUELLA IMMANE CATASTROFE MI FANNO RABBRIVIDIRE. QUESTO SITO, SEPPUR A MIO MODESTO PARERE UN PO’TROPPO POVERO DI DOCUMENTI DELL’EPOCA, RESTA COMUNQUE UN PRIMO CORAGGIOSO TENTATIVO DI RIUSCIRE A FAR CONOSCERE, A QUANTI NON HANNO VISSUTO QUELL’ESPERIENZA, CIO’ CHE SPESSO NON E’ NEMMENO PIU’ TANTO RICORDATO NE’ IN TV E NE’ IN NESSUN LIBRO. SOPRATTUTTO PER NOI IRPINI, IL GIORNO DEL SISMA E’ STATO UN PO’ COME UNA LINEA DI SEPARAZIONE TEMPORALE TRA CIO’ CHE ESISTEVA PRIMA E CIO’ CHE NON PUO’ ESISTERE PIU’. NELLA MENTE DELLE PERSONE CHE HANN OVISSUTO I NOSTRI PAESI PRIMA DELL’80 AFFIORANO CONTINUAMENTE DEI RICORDI, INDELEBILI, DI CIO’ CHE “era”. NON E’ UNA COINCIDENZA, INFATTI, CHE OGNI LORO RICORDO INIZIA CON: “PRIMA DEL TERREMOTO…”. HO DECISO DI SCRIVERE QUESTO COMMENTO, POCHI GIORNI DAL 28° ANNIVERSARIO, PER RINGRAZIARE A NOME MIO E DI TUTTA LA MIA COMUNITA’ A QUANTI, IN QUEI GIORNI, HANNO APPORTATO AIUTI MA SOPRATTUTTO SOLIDARIETA’. GRAZIE A VOI, MOLTI COME ME, HANNO LA POSSIBILITA’ DI TESTIMONIARLO.
LASCIO LA MIA EMAIL: bmovie@hotmail.it
CHIUNQUE PUO’ CONTATTARMI. IO CERCO MATERIALE DOCUMENTARISTICO DELL’EPOCA (SUPER 8, BETACAM, VHS, FOTO, DIAPOSITIVE, NEGATIVI) SIA UFFICIALI CHE AMATORIALI SUL MIO PAESE: SAN MANGO SUL CALORE (AV).
NATURALMENTE CHIUNQUE PUO’ ANCHE RICHIEDERMI QUELLO CHE E’ GIA’ IN MIO POSSESSO. PS: QUALCUNO HA: “ERA UNA SERA DI NOVEMBRE” DI LINA WERTMULLER ?????
ciao
anche io cerco disperatamente il documentario della wertmuller
quest’estate di notte….erano forse le 3 del mattino….sonnecchiavo…mi sono improvvisamente svegliato e su rai educational 2 lo stavano trasmettendo…emozione fortissima…è introvabile e non ho canali rai…scrivimi se ti viene un’idea
Abbiamo trovato il documentario della Wertmuller su YouTube, è diviso in 4 parti..Si chiama “Terremoto dell’irpinia 1980″ è stato inserito sa “clopjj”, in questo modo riesci a identificarlo tra i tanti video dedicati al terremoto dell’80.
Bella iniziativa,non bisogna mai dimenticare quei terribili e tragici momenti,avevo solo 19 anni e mi trovavo a Salerno a fare il militare solo da due settimane,sono partito volontario con i miei compagni di naja a portare soccorsi al paese di Castelnuovo di Conza e ancora mi corre un brivido nel pensare a ciò che vidi in quella tragica alba.Un saluto dalla sardegna a tutte le genti di Campania,da Fabrizio 11°scaglione 1980.
è impressionante questa registrazione radiofonica. tutti questi boati sono incredibili. Ricordando questo audio originale mi fa ricordare quello che è avvenuto a S. Giuliano di Puglia nel 2002. noi abitiamo a Torre del Greco e non siamo nati prima dell’80 però dalle immagini che ogni anno trasmettono in tv rimaniamo shoccati. un abbraccio fortissimo ai parenti delle vittime.
Emma & Vincenzo
Nn ho il coraggio di ripensare a quegli attimi e cerco di scoprire cm sarebbero oggi.
Dolore,amarezza,sangue,tristezza,questo provarono e prvano le province di salerno,avellino,potenza e beneveno…vi sono vicino.
dopotutto perke ‘ nn fare un applauso a tutti i militare in servizio in quel periodo alla caserma valbella di avellino io sono uno di quelli
e o pianto anke io come tutti i ciili ke x cause del terremoto anno perso tutto e tutti.ke dire spro di sentire qalke ex comilitone di quell’era
23\11\1980
Impossibile dimenticare quella sera…avevo sette anni mia sorella sei,eravamo in casa da sole con la nonna quando incominciò a ballare tutto per qualche secondo ci siamo guardate senza capire che cosa stava per succedere,all’improvviso nonna grido:IL TERREMOTO SCAPPIAMO!!!! non potevamo uscire quella maledetta porta chiusa a chiave si blocco la stanza incominciò a crollare il rumore delle pietre era assordante le grida di mia sorella ancora piu forti…eravamo in trappola …ma la porta si aprì nell’uscire la casa crollò.Per fortuna stavamo tutti bene,con il terrore negli occhi e nel cuore guardavamo la nostra casa distrutta e senza fiatare rimanemmo abbracciate tutta la notte ringraziando il Signore. cda Bagnoli Avellino
Mio padre quando venne il terremoto si trovava a Varese nei vigili del fuoco infatti parti con le squadre per prestare soccorso,solo quando arrivò ad Avellino incominciò a riprendersi quando vide me e mia sorella sane e salve,le linee telefoniche non esistevano più per cui non aveva nostre notizie.Giorni terribili in quanti sono andati via nel modo più assurdo avevamo paura tanta paura.Riguardando le scene dell’Abruzzo riusciamo perfettamente a provare il dolore che stanno subendo
salve
anche io quella domenica ero li, avevo 11 anni e il terremoto lo conoscevo dai racconti dei miei genitori che avevano vissuto quello del 1962, e da una scossa che per me era stato solo un forte boato del luglio o agosto 1980. Quella domenica guardavo Juve-inter e l’ultima parola del telecronista che ricordo e’ stata “Muraro”, attaccante dell’inter.Mia madre ha gridato al terremoto, pochi secondi ed è andata via la corrente. Non so come abbia fatto, credo neanche lui, ma mio padre ha afferrato me tenendomi una mano dietro il collo e mia sorella di 5 anni tenuta stretta sotto un braccio come un pacco postale. Scendendo le scale le pareti si toccavano e i gradini erano come gomma , sabbie mobili. L’eccezionale durata di 90 secondi ci ha accompagnati fino in strada(abitavamo al primo piano).L’ultimo ricordo che ho è della strada che sembrava un mare in tempesta e le grida di paura e disperazione della gente che correva forse senza neanche sapere da cosa e verso dove.Quell’audio di radio Alfa ti sprofonda nel ricordo di quel momento in una immagine buia dove l’unica figura percettibile è quella bobina che gira con questa allegra musichetta che fa da colonna sonora ad un terribile minuto per migliaia di persone. Anch’io voglio ringraziare tutti quelli che ci hanno soccorso portandoci beni e conforto, amicizia e insegnamento, forza e speranza, e che sono andati via portando nei loro ricordi insieme al dolore anche la dignità e la compostezza di persone straziate in ogni aspetto della loro vita e che dovevano ripartire completamente da zero.
Grazie anche a chi ha avuto la pazienza di leggermi.
Avevo solo cinque anni ma mi ricordo tutto…quei boati, la casa che tremava mentre guardavo candy candy alla tv. “Mamma che succede?” e poi dei flashback della mamma che mi teneva in braccio scappando per le scale, il papà che ci raggiunse giù in strada, le notti in auto (una cinquecento) e qualcuno che distribuiva del latte ai bambini…
Quella maledetta giornata sera comincio’ con delle cose strane sin dal primo pomeriggio, c’era un’aria bassa, strana, quasi ovattata, i cani guaivano, erano nervosi,sfuggenti, nel tardo pomeriggio il cielo divento’ quasi rosso, cupo, tombale. Avevo 20 anni, quella sera ero con la mia ragazza appoggiati vicino la macchina mentre con altre due coppie si decideva il da farsi per la serata, alle 19.34 si udi’ un boato fortissimo, sembrava un tuono, la strada si deformava sotto i miei occhi, le auto parcheggiate si muovevano, i palazzi alti 7 piani dondolavano come spinti da una forza soprannaturale, rimasi qualche secondo paralizzato, urla di terrore, gente che scappava, lacrime, riusci’ a trovare la forza di prendere la mia ragazza per mano e trascinarla letteralmente via verso una piazza, solo dopo una mezz’ora andai a prendere l’auto per toglierla dalla strada. Sono trascorsi 30 anni da quel maledetto giorno ma nella mia mente e nei miei occhi vedo ancora il terrore della gente, la paura reale di essere giunti alla fine nel modo piu’ terribile possibile. Da quel giorno ho vissuto altre piccole scosse di terremoto ed ogni volta che le sento il cuore mi batte all’impazzata e ricomincio a provare un enorme senso di impotenza contro un mostro creato dalla natura contro il quale l’uomo non puo’ fare assolutamente nulla.
Sono stato a Laviano come soccorritore e ho scattato parecchie foto di persone, di seppellimento in fosse comune, di gente. Mi piacerebbe realizzare questo mio sogno di fare una mostra fotografica anche perchè dico che quel che prova un volontario non lo si può descrivere.