La ricchezza della memoria

Sifossifoco in documenti Martedì 22 Novembre 2005

La ricchezza di un popolo sta sempre nella sua memoria. Ce lo insegna la storia. È con questo spirito che intendiamo ricordare il terribile terremoto che sfregiò l’Irpinia, venticinque anni fa. Un terremoto diverso da tutti gli altri che hanno colpito l’Italia. Diverso da quello dell’operoso Friuli, presto dimenticato con la rapida cura della ricostruzione, e diverso da quello del Belice, ferita mai risanata. Ciò che accadde in venticinque minuti, venticinque anni fa, segnò profondamente più di un aspetto umano, civile, sociale e persino politico. Ma questa è storia nota. Oggi, al tempo di Internet e dei blog, abbiamo pagine bianche di memoria tutte da scrivere, per tentare di tracciare qui e per sempre, senza altro filtro che il cuore, ciò che la fretta del giornalismo mainstream non ricorda più, o ricorda solo per opportunità: il punto di vista più intimo, e forse proprio per questo anche un po’ più scomodo, di tanta gente comune: i soldati, gli aiuti umanitari, gli emigranti (non solo quelli all’estero), e quanti hanno vissuto quei giorni come memoria civile, familiare e personale indelebile. Indelebile, come può essere solo il ricordo dell’Irpinia che, rasa al suolo dalla catastrofe, oggi nemmeno esiste più. Perché ricostruita, laddove si doveva ricostruire, in modo "moderno" con quella voglia di dimenticare il passato che accomuna psicologicamente ogni piccola storia e ogni grande tragedia. L’Irpinia chiusa nel cuore di quelli che ci sono nati, che ne hanno vissuto la povertà che spinge a fuggire altrove o caparbiamente a restare, e quella delle generazioni cresciute lontano e lontanissimo, e che solo d’estate vi ritornavano per la processione grande alla festa del paese: "Alfonso e Amelia, lire mille", "Ma tu, a chi sì figlio?". L’Irpinia di chi, a partire da quel 23 novembre di venticinque anni fa viaggiò di notte con una tensione nel cuore che solo certi affetti profondi sanno dare, a bordo di camion colmi di coperte e viveri e vestiario per chi non aveva più nulla, a parte i morti da strappare alle macerie. Uno spazio di memoria, questo blog, di memoria antica, di storie di nonni e sapori e odori, di storie di quei giorni drammatici, e di storie attuali: le nostre, le vostre. Chiedete oggi stesso il vostro permesso di scrittura in questo spazio. Partecipiamo insieme ad una storia che ci appartiene oggi, esattamente come venticinque anni fa, e che forse non smetterà mai d’appartenerci.

Comments

  1. Stefania
    Novembre 22nd, 2005 | 17:16

    Cara Gabriella, bellissimo il tuo sito! Mi farebbe tanto piacere parlare con te– sto lavorando sulla mia tesi di specializzazione sul terremoto (sono agli USA). Il mio indirizzo elettronico e’ Stefania_56@yahoo.com e spero di sentirti presto.

  2. Novembre 22nd, 2005 | 23:31

    Leggendo le tue parole, sifossifoco, m’è tornata alla mente qualche pagina di Verga… i vinti… ecco, quelli che tornavano col cuore in gola, quelli che telefonavano senza riuscire a mettersi in contatto, quelli che mandavano gli aiuti e quelli che non avevano più niente… Forse ora hanno qualche casa popolare, o un lavoro in fabbrica, e magari ringraziano il terremoto, che se pure s’è portato via qualche persona cara, ha dato qualcosa a tutti. Ma c’è chi ha vinto senza perdere nulla. Sono loro, quelli che vincono sempre, e dopo scrivono la stori, riempiono i giornali e parlano alla Tv. Noi, invece, parliamo qui, Ed è bello. E’ bello sapere che anche tu, quella notte, come tanti di noi che dormivano in macchina o che erano in piedi davanti a una gomma che bruciava, facevi parte di quella storia. E a distanza di 25 anni ci incontriamo qui. Senza conoscerci, ora condividiamo una storia che ci appartiene.
    Crescenzo

  3. Novembre 23rd, 2005 | 13:32

    Bellissimo, senza parole per commentare! Solo sensazioni e memorie che si accavallano e grazie per lo splendido lavoro

  4. Antonio
    Dicembre 20th, 2006 | 17:26

    Io avevo solo 3 anni…

    Non ricordo niente della mia prima infanzia, tranne quella notte. Si può dire che i miei ricordi comincino proprio da lì.

    A casa mia eravamo tutti davanti alla TV. C’era la partita… Ricordo mio nonno e mio padre discutere di calciatori. Una sera come un’altra.

    Poi all’improvviso il caos. La luce che andava e veniva, il fuggi fuggi di tutti, le macerie per strada e le lunghe notti in macchina, in sei e anche di famiglie diverse. Poi le tende e la neve…

    Quella sera abbiamo perso tutto. Ma abbiamo capito che cosa conta davvero nella vita!

  5. Antonio
    Novembre 12th, 2007 | 21:32

    Anche per me, quella sera, quella notte e i giorni e le notti che seguirono restano il ricordo più vivo della mai infanzia.
    Avevo sette anni e mezzo. Ero davanti alla tv per la partita. Nella stanza c’erano i miei fratelli di cinque anni e di 10 mesi. In casa c’era solo mia madre, lei aveva vissuto il terremoto del 1962 ad Ariano, suo paese di origine.
    All’improvviso un vento e un boato, come un tuono sordo. Non si muoveva ancora nulla, ma io restai impietrito sentendo urlare mia madre disperatamente una parola che io non avevo mai sentito “TERREMOTO”. Non capì cosa volesse dire, ma vidi il suo volto terrorizzato. Non so dove trovò la forza, ma in un istante sollevo di peso me e mio fratello dalla sedia. Prese in braccio il più piccolo e ci tenne tutti stretti e fermi sotto una trave. La luce si spense e cominciò. Ora leggo che fu un minuto e mezzo, ma io lo ricordo come un’eternità. Mio fratello più piccolo, quello di pochi mesi, avvertì il pericolo e non respirava più. Mia madre gridava, lo aveva in braccio. Non so cosa fece, era buio, ma mio fratello ricominciò a respirare. Finita la scossa attraversammo al buio la casa, c’erano vetri e calcinacci. Aperta la porta di casa si sentivano urla e pianti. Nelle scale scorgevo solo la luce di un piccola torcia portatile, era la signora del piano di sopra che scendeva. La signora mi portò in giardino tenendomi la mano strettissima e recitando per le scale il PADRE NOSTRO.

  6. Marzo 11th, 2010 | 14:45

    ero a laviano anch’io cerco militari 66° fanteria valtellina forli. ero autista cm. poi sono stato al cimitero laviano 15 giorni. aiutatemi.

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