Il mio 23 novembre
..quella domenica..fu una domenica stranamente calda, il cielo era limpido ed azzurro anche se eravamo quasi a fine novembre. Con i compagni di quegli anni dopo aver assistito alla partita di calcio della squadra della nostra città, ci rincontrammo come ogni domenica sera nelle vicinanze del nostro ritrovo.
In quel periodo eravamo presi da uno scritto che volevamo rappresentare teatralmente, un misto di satira grottesca e politica ma il tutto andava limato un pò per non avere troppe negazioni da parte del parroco che ci ospitava.
Erano quasi le 19,30 e si era nella nostra stanza, al piano di sopra,…io appoggiato allo stipide della porta osservavo le prove,…poi…
Un rumore….distrattamente iniziai ad ascoltarlo…era come un grosso trattore che si stava avvicinando…il rombo cresceva…i vetri delle finestre vibrarono sempre più forte…il rumore si fece d’improvviso un ruggito…in me si concretizzò una convinzione…prese forma una parola..”terremoto”, ma solo nella mia mente.
Nei giorni seguenti m’interrogai su quella cosa, eppure non l’avevo mai sentito, ne percepito però fu netta quella presa di coscienza.
Urlai…”fuoriiiii”….e corsi sul pianerottolo…e mentre stavo saltando la prima rampa di scale..vidi la parete di fronte lesionarsi…e ricordo ancora lo stupore nell’osservare i mattoni cadere..uno dietro l’altro..come se ci fosse un qualcuno che li spingesse da dietro. Non so come ma saltando le scale che intanto si riempivano di detriti arrivai fuori e mi fermai a distanza dal fabbricato…quel rumore assordante era lì tutt’intorno…guardavo i miei piedi fermi, guardavo le scarpe, erano ferme ma io saltellavo senza muovermi…incredulo…si incredulo…sobbalzavo..poi tutto si sfumo…e d’impeto..si alzarono le grida…gli urli…umori assordanti.
Dall’edificio vennero fuori tutti….la strada si riempì…con i compagni ci radunammo poco lontano…mi accorsi che mancava a colpo d’occhio qualcuno…il parroco…l’anziano parroco…senza pensarci in quel momento rientrai nell’edificio..non fu un gesto ..importante..,…no…non ci pensai nemmeno ai crolli…entrai…corsi sui detriti per le scale in su…e lo trovai che barcollando era aggrappato alla balaustra discendendo tra lo spavento e l’incedulità. Lo presi sottobraccio e lo portai velocemente fuori.
Mi ricordai della mia famiglia, corsi…la raggiunsi…erano tra la folla tutti lì in strada.
Trascorsa qualche ora entrammo in auto per sederci e socchiudere un po’ gli occhi…nel dormiveglia ogni tanto con il polsino della giacca eliminavo il vapore accumulato sul vetro…le figure…camminavano lente. Esse sembravano spettri che non sapessero dove andare…quasi un camminare necessario, obbligato, ma senza meta. Erano circa le 4,00 del mattino e guardando più attentamente…vidi una figura un po’ diversa dalle altre avanzare…un cappello di lana calato fin su gli occhi, uno zaino militare in spalla, barba folta.
E fu così che conobbi il primo, Mario un obiettore di coscienza partito da Roma fu il primo…poi vennero tutti gli altri,…Maura, Angelo, Roberto, Flavio,…e altri ancora. Mani diverse, accenti diversi…ma tutti loro con un unico cuore…a me hanno lasciato il ricordo…e quello che significa essere un..volontario. Hanno lasciato in tutti noi una traccia,…in me un modo di vivere,…un’ideale.
Armando





sono della provincia di Napoli e ho solo 14 anni
Lo volevo vivere anch’io quel terremoto per vedere
quanto spaventoso era