23 dicembre 1980
Era notte.
La tenda non era una casa. Non era neppure un municipio. E perché, noi eravamo
un consiglio comunale?! tutto quello che era rimasto, era una borsa.
Sant’Angelo ce l’aveva il suo sindaco. Era giovane, era un avvocato che avrebbe
fatto carriera. Era anche il più bel ragazzo del paese. Sì, un ragazzo, che a
32 anni giocava a carte con gli amici, se non aveva niente da fare. Cosa c’è di
strano ad essere avvocato, a insegnare all’università e a giocare a carte nel
bar, la domenica sera? Guglielmo aveva appena smesso. Se non fosse stato per la
rivincita. Tornò nel bar, perché l’avevano sfidato. E lì s’è sbriciolata la sua
vita. Quanti eravamo? Sei, no, sette. Ma come se fossimo stati in sei in quel
momento. Pasquale votò dalla ruspa, mentre continuava a scavare le macerie
della sua casa. Cercava la moglie e i figli. Sotto la tenda ci ritrovammo.
Enzo, Rocco, Gigino, Mimmo, Tonino e io. Bisognava trovare un sindaco.
Guglielmo non c’era più. Ci voleva qualcuno che gliele cantasse al ministero,
qualcuno che si facesse sentire col prefetto. "Rosanna, tocca a te",
mi dissero, ma non con il tono di festa. Con le condoglianze e non con gli
auguri. Perché io sono la figlia del generale e pensarono che potessi mettere
tutti sugli attenti. Io ho trent’anni. Io volevo solo fare politica. Io cosa ne
sapevo di terremoti e catastrofi, di soccorsi e organizzazione. Di
coordinamento: quante volte abbiamo sentito questa parola. Come se i problemi
si risolvessero coordinando. Io non sapevo neppure da dove cominciare. Se fosse
più giusto pensare alle tende o alle roulotte. Se bisognava scavare o buttare
il cemento. Se fossero più urgenti le case o bastavano le roulotte. Facevo le
cose d’istinto. Tanto qualunque cosa andava bene. Di fronte al niente e al
peggio. Come adesso che chiamo un amico. E’ l’unico ad avere il negozio ancora
in piedi. Intatto, come se l’avesse chiuso per un mese. Come se dovesse solo dare una spolverata,
rimettere in fila i caschi e i phon, sistemare le asciugamani, una lucidata
alle forbici e alzare la saracinesca. "Tonino, domani è vigilia. Lo so che
non abbiamo da festeggiare. Lo so che al massimo possiamo fare il trigesimo. Ma
forse a qualcuno tornerà la voglia di farsi i capelli…". E Tonino ha
alzato la saracinesca. Ho visto due donne passare davanti al negozio, fermarsi,
sciogliere sotto il mento il nodo del loro maccaturo
ed entrare.




