23 dicembre 1980

Gabriella Bianchi in storie Giovedì 17 Novembre 2005

Era notte. La tenda non era una casa. Non era neppure un municipio. E perché, noi eravamo un consiglio comunale?! tutto quello che era rimasto, era una borsa. Sant’Angelo ce l’aveva il suo sindaco. Era giovane, era un avvocato che avrebbe fatto carriera. Era anche il più bel ragazzo del paese. Sì, un ragazzo, che a 32 anni giocava a carte con gli amici, se non aveva niente da fare. Cosa c’è di strano ad essere avvocato, a insegnare all’università e a giocare a carte nel bar, la domenica sera? Guglielmo aveva appena smesso. Se non fosse stato per la rivincita. Tornò nel bar, perché l’avevano sfidato. E lì s’è sbriciolata la sua vita. Quanti eravamo? Sei, no, sette. Ma come se fossimo stati in sei in quel momento. Pasquale votò dalla ruspa, mentre continuava a scavare le macerie della sua casa. Cercava la moglie e i figli. Sotto la tenda ci ritrovammo. Enzo, Rocco, Gigino, Mimmo, Tonino e io. Bisognava trovare un sindaco. Guglielmo non c’era più. Ci voleva qualcuno che gliele cantasse al ministero, qualcuno che si facesse sentire col prefetto. "Rosanna, tocca a te", mi dissero, ma non con il tono di festa. Con le condoglianze e non con gli auguri. Perché io sono la figlia del generale e pensarono che potessi mettere tutti sugli attenti. Io ho trent’anni. Io volevo solo fare politica. Io cosa ne sapevo di terremoti e catastrofi, di soccorsi e organizzazione. Di coordinamento: quante volte abbiamo sentito questa parola. Come se i problemi si risolvessero coordinando. Io non sapevo neppure da dove cominciare. Se fosse più giusto pensare alle tende o alle roulotte. Se bisognava scavare o buttare il cemento. Se fossero più urgenti le case o bastavano le roulotte. Facevo le cose d’istinto. Tanto qualunque cosa andava bene. Di fronte al niente e al peggio. Come adesso che chiamo un amico. E’ l’unico ad avere il negozio ancora in piedi. Intatto, come se l’avesse chiuso per un mese.  Come se dovesse solo dare una spolverata, rimettere in fila i caschi e i phon, sistemare le asciugamani, una lucidata alle forbici e alzare la saracinesca. "Tonino, domani è vigilia. Lo so che non abbiamo da festeggiare. Lo so che al massimo possiamo fare il trigesimo. Ma forse a qualcuno tornerà la voglia di farsi i capelli…". E Tonino ha alzato la saracinesca. Ho visto due donne passare davanti al negozio, fermarsi, sciogliere sotto il mento il nodo del loro maccaturo ed entrare.

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