23 novembre 2005

Gabriella Bianchi in storie Giovedì 17 Novembre 2005

Io non li sopporto quelli che dopo ringraziano sempre il caso, la coincidenza, la fortuna e magari anche Dio. Perché a me tocca ringraziare mia moglie. Tocca darle ragione, tocca dirle sempre. "eh, se non ci fossi tu con i tuoi rimproveri!". Quella notte il cratere si è mangiato la casa, i soldi e tutto il passato. Siamo nati una seconda volta. E a me di nascere, ringraziando mia moglie, non mi ha fatto felice. Perché ora devo chiederle scusa, se faccio tardi in tipografia. Ora devo rincasare con la coda tra le gambe. Io torno all’alba, lei esce due ore dopo. I ragazzi non ci sono più. Quanti danni, dentro e fuori. Non è il mio paese, non è più la mia terra. Una volta qui c’era campagna, c’erano pastori. Poi hanno portato le industrie. Con la scusa che dovevano dare una ragione a chi aveva scelto di restare. E chi aveva una catapecchia, oggi ha una villa. Hanno ragione: oggi da Lioni Avellino dista un’ora, prima era un viaggio. Hanno ragione: questi erano presepi, non paesi. E con la poesia non si campa. Ma questa non è più la mia terra. E le industrie, quante hanno resistito quando i soldi hanno smesso di scorrere? E’ bastato a far scattare la corsa al posto. Anche i miei figli: loro della tipografia non ne hanno voluto sapere. Hanno preferito il posto fisso. Fai una vita di niente, mi dicono; perché le feste sono comandate per gli altri, non per me. Avrebbero anche loro i pollici neri d’inchiostro, se quella sera Dio, il caso e la fortuna non avessero avuto gli occhi da un’altra parte. Io invece rendo grazie ogni giorno a mia moglie, che mi impose il viaggio a Firenze. Presi la macchina; due ore per raggiungere solo l’autostrada e poi a Firenze. Ma io avevo da fare in tipografia. Io non so cosa sia il terremoto. So cosa sono le macerie, i lamenti, le lacrime. Ma il terremoto non lo conosco. Io non c’ero. Ero di ritorno da Firenze. E quando arrivai, Lioni non c’era più. Ma non se n’era accorto nessuno. In macchina ascoltavo la radio. L’Avellino aveva vinto quattro a due sull’Ascoli. E si fosse giocato ad Ascoli, la voce di Tonino Carino sarebbe stata lenta come la 128 sulla salita di Monteforte. Alla radio dissero del terremoto. Ma contavano appena sei morti. E parlavano di Napoli, di Potenza. Che sulla cartina geografica ci fosse anche Avellino, l’Italia se ne accorse quando il nasone portò in piazza del Gesù la d al posto della t. Alla Rai lo dissi io che a Lioni c’erano i morti, che il paese non esisteva: io avevo la radio con la batteria. Ma nessuno volle crederci. Ci presero per pazzi, perché avevo mandato Tonino a Montevergine con un ripetitore. Passò la notte lì a controllare la batteria e il ponte. E quando ci collegammo con la Rai, fecero le verifiche, cercarono le conferme. Non invece cercavamo un prefetto, un ministro, un cristo sceso dalla croce a darci una mano. Tutti sordi, o troppo occupati. Quella notte si parlava di Napoli. La provincia non fu mai tanto distante. Solo le radio ammazzarono chilometri di distanza. E cominciammo a vedere qualche militare, qualcuno con pale e piccozze. Ma era già tardi. Se ne accorsero due o tre giorni dopo, quando il Mattino scrisse a lettere di scatole "Fate presto". Io che sono tipografo quella pagina l’ho conservata. Quel titolo è finito anche in un museo di New York. Secondo me, al Mattino chiesero al tipografo. Mica era facile incolonnare dieci lettere e uno spazio su una foto verticale, senza lasciare bianco intorno. Il bianco era tutto nella foto. Una copertina di Sant’Angelo dall’alto. Ma Sant’Angelo non c’era. Le pietre, la calce, i morti: solo quelli. Ogni tanto, cerco il silenzio, spengo la luce e comincio a contare. Uno, due, tre… fino a novanta. E mentre conto vedo le case che oscillano e vengono giù. Sento i lamenti, vedo la polvere, vedo la gente camminare senza sapere su cosa cammina. Sembrano pietre. Sotto ci sono persone, ci sono cose vive, come la pentola di Carmelina, che preparava la cena al marito e ai figli. Sotto c’è sono il figlio di Maria, che soffiava sulla quinta candelina. Sotto ci sono don Rafele e Assuntina, che quella sera facevano l’amore in macchina. E conto fino a novanta. E quando finiscono i secondi, non c’è neppure più il buio. Ci sono la calce, la polvere, la neve. Se dovessi dare un colore alla fine di quei novanta secondi, sceglierei il bianco. Avete mai visto una rotativa in funzione? Il rullo di carta che scorre è tutto nero. Lentamente il nero sbiadisce. Arrivano le pagine. Fino a quando la carta torna bianca. Quando finisco di contare, le pagine sono bianche. Come le facce di Carmelina. Assuntina, Don Raffaele e il figlio di Maria. Tutti uguali, tutti bianchi.

Comments

  1. gerardo entaini
    Febbraio 8th, 2006 | 16:54

    commento cancellato perché totalmente fuori tema rispetto allo spirito di questo sito. Non è questo il luogo per polemiche o accuse personali. Ci sono altri posti che potrà facilmente reperire attraverso un qualunque motore di ricerca. Qui si raccolgono documenti e testimonianze. Affermazioni generiche che peraltro abbiamo sentito più e più volte proprio non ci riguardano. Ripeto: documenti e testimonianze. Egregio signor Gerardo, ne ha? ce li sottoponga.

  2. Agostino Pedata (16:9)
    Agosto 17th, 2006 | 19:57

    Io sono nato il 22 novembre 1980, il giorno prima.
    I miej genitori han passato ore di panico per salvarmi.

    Non potrò maj scordarmi di quest evento

  3. Andrea
    Marzo 27th, 2007 | 18:44

    Cari Amici,
    vi potrebbe interessare sapere che nei giorni 24 e 25 Marzo 2007, presso il Teatro Nuovo di Salerno, si è tenuta la Prima del nuovo spettacolo del regista Antonello De Rosa dal titolo “FATE PRESTO… 1980″. E’ un’opera chiaramente ispirata all’immane tragedia del terremoto che sconvolse le nostre regioni nel lontano 23 Novembre 1980. Dal grande potenziale emotivo, questo spettacolo ha riscosso un buon successo tra gli spettatori di qualsiasi età, risultando un importante raccoglitore delle ansie e del terrore vissuto in quei tremendi attimi.
    Per ora lo spettacolo si fermerà ma le repliche riprenderanno presumibilmente nella seconda metà dell’estate 2007.
    Saluti,
    ANDREA

Leave a reply

Bot-Check

(obbligatorio)

home

43 queries. 0.570 seconds.
Powered by Wordpress
theme by Gabian