23 novembre 1980

Gabriella Bianchi in storie Giovedì 17 Novembre 2005

La nonna con i proverbi non ci coglie mai. Dice: "Rosso di sera, bel tempo si spera". Ma quando mai! Una domenica così lunga a novembre non l’ho mai vista. Manca un mese a natale e alle sette e mezza di sera il cielo è rosso come il fuoco. Non lo so che bel tempo vorrebbe la nonna. Non so nemmeno se domani il bel tempo lo vedrò, o vedrò mia nonna che mi porta la zuppa di latte a letto. Io il letto non ce l’ho più. Ma a cosa dovrei pensare? Ho il tavolo che mi preme sulla schiena, la faccia ficcata nella pancia e non so più dove sono le gambe. E non ho nemmeno cenato. Mia madre ha ‘ntaniato tutto il pomeriggio con la nonna: dovevano cucire le tende e non prendevano la via di mettere i piatti a tavola. Sono un egoista, lo so. Penso che ho fame e dovrei gridare che sono qua sotto, o cercare di muovermi per vedere se trovo un po’ di luce. Ma io avevo appena finito la partita e non ho cenato. Gioco a pallone: sono l’attaccante e quando segno faccio il giro della bandierina. L’ho visto fare a Juary. E i miei compagni mi corrono incontro e mi prendono in braccio. Io gli dico: "Un momento che faccio Juary" e guardo papà appeso al recinto che grida: Rocco! Rocco!

Avevo fame e mamma e zia cucivano le tende. Ora non sento nemmeno papà che s’incazza con mamma, perché non ci sono i piatti a tavola. Chissà dove sono loro. Ogni tanto si muove qualcosa. Tremano le pietre e il tavolo si sposta di qualche centimetro. Non vedo niente. Sento solo il peso. Non posso nemmeno piangere: ho gli occhi pieni di polvere. Non posso gridare: ho la bocca piena di pietre. E allora penso: alla nonna che dice "rosso di sera…" a papà che grida "Rocco! Rocco!", ai compagni che mi prendono in braccio, a mamma che cuce le tende, a zia che parla come una tatanella.

Comments

  1. Josè Pascale
    Novembre 23rd, 2005 | 13:48

    Anche io c’ero quella sera ero piccolo avevo appena tre anni ma ricordo benissimo quegli attimi, ero rientrato da poco a casa con mia madre, mentre lei si apprestava e attrezzava per stirare io già ero intento a giocare con le mie automobiline quando ad un certo punto tutto è iniziato a muoversi senza che mi rendessi conto mi sono trovato imbraccio a mia madre che presa dal panico si è diretta verso la porta delle scale che non si apriva fin quando la disperazione di una mamma non si fa’ tamìlmente esasperata che alnche le porte vengono giù siamo scesi e dinuovo il portoncino per l’uscita creava problemi, e un attimo dopo la siua apertura è venuto giuù parte delle scale. Siamo stati fortunati e ringrazio Dio.

  2. miriam
    Settembre 2nd, 2006 | 19:09

    Io non c’ero, non ero ancora nata, e comunque non sono della zona maggiormente colpita.
    Io il terremoto del 1980 l’ho conosciuto appena, solo dai racconti dei miei, ho sempre pensato che fosse stato qualcosa di tremendo, ma io non ho mai assistito a niente di tremendo, e soprattutto non ho mai conosciuto nessuno che abbia vissuto un’esperienza così forte.
    Io ho conosciuto questa realtà a 24 anni, a 25 anni di distanza dall’evento, e anche se tutto sembra essere tornato alla normalità, anche se io non conosco direttamente quello che c’era prima, leggere queste testimonianze mi fà venire un nodo in gola e ho un po’ di (assurda) malinconia di queste terre che non ho mai conosciuto quando erano ricche di testimonianze della vita che si viveva secoli e secoli prima di noi. Sono iscritta alla Facoltà di Architettura e come tema per la tesi ho scelto di analizzare LA RICOSTRUZIONE POST-SISMICA IN IRPINIA, in particolar modo il caso di Sant’Angelo dei Lombardi, spero di fare un buon lavoro, un monito affinchè gli errori fatti non si ripetano e che queste bellissime terre vengano rivalutate quanto meritano.

  3. Francesco
    Dicembre 1st, 2006 | 12:37

    E’ stato come un salto nel buio verso il basso, lungo un tunnel senza fine, in discesa, senza fine…. Sono caduto in piedi e velocissimamente e ancora precipito. Finché vivrò continuerà questo viaggio e finché viaggerò continuerò a vivere una nuova vita.
    Ricordo quello che c’era all’ingresso di quel tunnel, ma tutto è sfocato come in un sogno. E forse anche questa nuova vita è tutta un sogno, non ne sono sicuro. Non c’è soluzione di continuità tra ciò che era e ciò che è.
    E’ difficile comprendere, per chi non l’ha vissuta, la violenza dello strappo avvenuto quella sera. Avevo dieci anni e nel mio sogno ne ho ancora dieci. La mia immagine è ferma ancora lì, mentre io precipito e gli anni corrono veloci con me. A volte mi piace immaginare una proiezione di Sant’Angelo secondo l’iridescente ricordo di un bambino o le regole di giustezza di un adulto su quello che sarebbe dovuto essere e non è stato, e mai sarà. Mi dispiace e mi commuovo. E’ come se fossi nato due volte: la prima dall’amore, la seconda dalla rabbia.
    Quando racconto - e lo faccio raramente e malvolentieri – la mia esperienza a chi ha meno di ventisei anni penso che le mie parole abbiano lo stesso sapore delle storie di guerra che ho ascoltato ma mai compreso. Non ho vissuto il momento e ringrazio Iddio per avermi risparmiato anche quella sofferenza. Ma è giusto che sia così. E’ giusto che qualcuno possa dirsi immune da certe sciagure.
    E’ giusto che l’immaginazione superi la realtà e da essa mantenga sempre la giusta distanza.

  4. Enzo
    Febbraio 8th, 2008 | 13:05

    Io c’ero, esistevo… ma da quel preciso istante, pur essendo giovane, è stato come morire lentamente.
    Spiegarlo con le parole sarebbe inutile, ma farlo rivivere ai sopravvisuti basta una sola parola “TERREMOTO”.
    Ricordo che eravamo in casa, si stava per uscire con la mia ragazza… stranamente era stata una giornata calda e limpida per essere alla fine di novembre, sembrava dopo giorni di pioggia essere tornati a primavera inoltrata… io ero nervoso… eppure nessuno mi aveva fatto arrabbiare, mi tremava tutto dentro e non sapevo darmi una spiegazione… poi alle 19,24… 23 novembre 1980….. eravamo coi nostri giubbini quasi nell’atrio della casa quando udimmo come un vento fortissimo avvicinarsi… pensai “strano ….una bella giornata, una serata luminosa ed ecco il maltempo, ora non si ece più!!!” non risucivo ancora a capire cosa si stesse materializzando… ricordo che in poche frazioni di secondi cercammo di uscire fuori della casa, ed anche se eravamo solo quattro persone non ci riuscivamo, quando poi la casa ci vomitò fuori, capimmo che era un terremoto ci aggrappammo alla vecchia fiat 127, ma la forza della terra che si muoveva in tutte le direzioni ci scaraventava a terra, come se la forza di gravità non fosse stata più la stessa, in lontananza si vedevano le luci del mio paese che sembrava una nave in piena tempesta, mentre sentii un unico urlo d’orrore collettivo che non ho mai più udito… penso fosse quello di tutte le persone che morivano, in quel momento.
    Si sono stato fortunato a non perdere nessuno tranne la mia casa, la mia tranquillità, i miei agi, i miei studi ed i miei sogni, ma qualcosa comunque è morto per sempre dentro il mio cuore è morta la mia VITA… io non sono stato più lo stesso… il ragazzo che doveva partecipare ai campionati italiani assoluti di corsa campestre, e doveva dare pochi esami alla facoltà di lettere moderne ed essere un professore.
    Lo so altri hanno perso tutto… io ho perso anche LORO!

    Enzo

  5. Enzo
    Febbraio 12th, 2008 | 11:39

    Io c’ero, esistevo… ma da quel preciso istante, pur essendo giovane, è stato come morire lentamente.
    Spiegarlo con le parole sarebbe inutile, ma farlo rivivere ai sopravvisuti basta una sola parola “TERREMOTO”.
    Ricordo che eravamo in casa, si stava per uscire con la mia ragazza… stranamente era stata una giornata calda e limpida per essere alla fine di novembre, sembrava dopo giorni di pioggia essere tornati a primavera inoltrata… io ero nervoso… eppure nessuno mi aveva fatto arrabbiare, mi tremava tutto dentro e non sapevo darmi una spiegazione… poi alle 19,24… 23 novembre 1980….. eravamo coi nostri giubbini quasi nell’atrio della casa quando udimmo come un vento fortissimo avvicinarsi… pensai “strano ….una bella giornata, una serata luminosa ed ecco il maltempo, ora non si ece più!!!” non risucivo ancora a capire cosa si stesse materializzando… ricordo che in poche frazioni di secondi cercammo di uscire fuori della casa, ed anche se eravamo solo quattro persone non ci riuscivamo, quando poi la casa ci vomitò fuori, capimmo che era un terremoto ci aggrappammo alla vecchia fiat 127, ma la forza della terra che si muoveva in tutte le direzioni ci scaraventava a terra, come se la forza di gravità non fosse stata più la stessa, in lontananza si vedevano le luci del mio paese che sembrava una nave in piena tempesta, mentre sentii un unico urlo d’orrore collettivo che non ho mai più udito… penso fosse quello di tutte le persone che morivano, in quel momento.
    Si sono stato fortunato a non perdere nessuno tranne la mia casa, la mia tranquillità, i miei agi, i miei studi ed i miei sogni, ma qualcosa comunque è morto per sempre dentro il mio cuore è morta la mia VITA… io non sono stato più lo stesso… il ragazzo che doveva partecipare ai campionati italiani assoluti di corsa campestre, e doveva dare pochi esami alla facoltà di lettere moderne ed essere un professore.
    Lo so altri hanno perso tutto… io ho perso anche LORO!

    Enzo

  6. nello
    Maggio 25th, 2008 | 15:36

    Io ero lì quel giorno.Un giorno strano:era novembre e nuvole andavano via come le vite di quella strage ad alta velocità mai come prima.Il cielo limpido,rosso
    al tramonto.
    Mi svegliai mai come quel giorno alle 7:30 12 ore prima della tragedia e corsi subito in salotto credendo fosse natale e che c’erano i regali:mi sbagliavo nn era così eppure quella giornata era iniziata in questo modo ed è stata fino alla fine strana e piena di dubbi.Tornai a letto ma nn riuscivo a dormire.Verso le 10.00 sentìì un rumore provenire dalle scale dell’abitazione.Andai svelto verso la porta la apriì e pensai fosse un ladro ;in fondo avevo solo 11 anni ma vidi cn sollievo mio zio che mi domandò se nel pomeriggio potevo andare cn lui allo stadio per vedere la partita della nocerina:la squadra della mia città (nocera inferiore)e io eccitato risposi di si.
    Ero felice ma nervoso perchè mi sentivo diverso dalle altre volte.Ecco che si svegliano i miei genitori.
    Mi misi a giocare cn la mia trottola a filo aspettando l’ora di pranzo…
    Nel pomeriggio andai alla partita e appena arrivai vidi lo stadio affollato di gente.Mai successo.
    Mentre tornavamo a casa mio zio decise di fermarsi al bar a prendere qualcosa.Erano verso le 18.Arrivai a casa.Poi mi misi a giocare e si fecero verso le 7;nn avrei mai pensato che tra 35 minuti si sarebbe scatenato un terremoto.Dopo poco dovevamo cenare ma peccato che nn l’ho fatto più proprio ad un mese da natale in una domenica come quella del 23 NOVEMBRE 1980.All’improvviso quel boato e quelle grida ke nn dimenticherò mai più.Un rumore assordante continuo unitosi a quello degli oggetti ke cadevano sul pavimento che sembrava una pista ke si spostava velocemente e le pareti sempre più lontane.Mia madre mi prese e insieme agli altri scappammo verso il cortile dove una volta sorgeva na fontana e ora niente.Il rumore dei borghi che si distruggevano superava quello delle grida delle persone meno fortunate di me.Da nocera a conza sono quasi 50 Km ma la differenza nn c’era.Non potrò mai più dimenticare quegli attimi terribili.

  7. salvatore
    Giugno 24th, 2008 | 09:11

    Io non ero ancora nato, però mia nonna mi ha sempre parlato di questo sisma. In provincia di Salerno, precisamente a Cava de’Tirreni c’e ancora una chiesa in ricostruzione, ed è quella di S.Francesco e S.Antonio. Ad una signora pochi giorni fa, durante i festeggiamenti di S.Antonio, svolti nella medesima chiesa, le domandai se si ricordava quel tempio prima dell’evento catastrofico,lei mi rispose di si. Inizio a raccontarmi, che lei e suo marito erano andati a prendere la loro figlia, non ricordo dove. Allora mentre stavano in auto, l’automobile iniziò a muoversi, loro mi dissero che dopo poco tempo capirono che era il terremoto.
    Inoltre mi raccontarono che si avvicinarono nei pressi di questo sontuoso Santuario, e videro che si era innalzata tantissima polvere. Sotto quella polvere quel tempio ne uscì distrutto. Il tempio ora è in fase di ricostruzione, e con la volontà di Dio verrà aperto il 14 marzo 2009.

  8. moni
    Dicembre 1st, 2008 | 17:54

    bè ero piccola ma c’ero anch’io, avevo otto anni io e sei mio fratello. Nell’80 abitavamo in provincia di Napoli. Nonostante l’ età ho ricordi davvero nitidi di quella giornata: Domenica, il pomeriggio eravamo usciti con la mamma a fare una passeggiata, non era freddo perchè ricordo come ero vestita. Alle 19.23, a casa, eravamo noi tre in sala, mia mamma stava stirando sulla porta della stanza, io e mio fratello eravamo davanti la tv a vedere dei cartoni credo. Ad un certo punto i vetri hanno iniziato a tremare si è sentito una specie di boato fortissimo e strano, la luce è andata via e siamo rimasti al buio mentre tutto tremava. Ricordo mia mamma che chiamava urlando per farci passare sotto la tavola da stiro (bloccava l’uscita della sala) senza farci bruciare con il ferro. Lei ci prese per mano, eravamo una a destra e l’altro a sinistra, inforcammo la porta, si era al quarto piano, otto rampe di scale al buio, di salti nel buio senza trampolino, di boato e tacchi di scarpe che scendevano avanti a noi? dietro di noi? non so….Arrivati in strada poi ci raggiunse anche mio padre, le mie gambe non stavano più ferme non riuscivo a camminare perchè tremavano troppo forte, piangevo, piangevo fortissimo per la paura. Di grave, fortunatamente, dove stavo io non è successo niente, è caduto un campanile, si sono crepate vecchie case, ma nessuno è morto o è rimasto schiacciato.

  9. gianni
    Dicembre 24th, 2008 | 08:45

    Io c’er’ e con me c’erano anche mio figlio mia moglie e degli amichetti di mio figlio che giocavano nella sua stanza, ero uscito ad accendere la stufa a cherosene fuori al balcone. Ricordo era una strana giornata, bella con un sole tramontato che aveva lasciato ancora il suo colere, stavo alimentando la stufa e d’improvviso il cavallo del mio proprietario di casa (aveva una piccola stalla per un cavallo di razza che correva, diceva lui)ha cominciato a scalpitare e nitrire, non lo faceva mai,il colore che il sole aveva lasciato si era fatto più intenso e un forte vento ha preceduto un boato sordo e il tintinnio della ringhiera. Mi sono trovato mio figlio tra le braccia e correre giù per le scale e e in strada ho visto che durante la fuga avevo preso anche un amichetto di mio figlio.Poco dopo in macchina ho saputo che ero uno dei fortunati che non aveva perso quasi nulla, ma oggi appena sento tremare la terra il mio film reale vissuto allora lo rivedo al rallentatore.
    Gianni

  10. Alessandro
    Novembre 23rd, 2009 | 19:41

    Nella coltre di polvere che secca le fauci ho cercato me stesso senza trovarmi e ho visto lontano la mia seconda vita che veniva alla luce. Sono nato di nuovo quel giorno su un cumulo di macerie non solo materiali. Mi sono rialzato dalla mia posizione fetale e ho gridato tutta la mia rabbia dopo aver pianto alla vista della mia terra martoriata. Oggi corro felice nei prati della mia seconda vita, senza mai dimenticare.
    Ero in piena adolescenza quel 23 novembre 1980.
    Sandro

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