27 novembre 1980
Ora che
sono in viaggio, posso dirlo: menomale! Leggo il giornale in treno. "Una
scossa al funzionario - Il prefetto licenziato". Peppino è sempre stato un
amico. Quattro colonne a piè pagina, fitte e nascoste. Con tutti gli sputi che
mi sono preso addosso, in altri tempi i giornali ci avrebbero marciato per
giorni. E invece me la sono cavata con poco. Ma cosa credono? sono un
terremotato anche io. L’ala nord della prefettura è crollata. Cosa dovevo fare?
lasciare mia moglie e i miei figli? mi sono solo allontanato per una notte, il
tempo di accompagnarli al sicuro. E poi ero di nuovo in ufficio. Ho viaggiato
tutta la notte per essere puntuale alle 8 del mattino. Ero lì, alla mia
scrivania, come sempre. Lo sanno che il ministero sugli straordinari non è
tanto tenero?!
Menomale,
comunque. Ieri sera, quando ho stretto la mano al mio successore, gli ho
augurato buona fortuna. Tocca a lui adesso accompagnare ministri e
sottosegretari. Io non ho accompagnato il presidente Pertini. Per fortuna. Se
la sono presa con lui. A lui chiedevano coperte, vestiti, cibo, medicinali. Io
ero un terremotato come loro. Si sa che la prefettura è crollata.
"Vergogna! ché, venite a passeggiare?" hanno detto a Pertini. Lui non
è abituato. Il presidente trova soltanto folle osannanti. Lui è simpatico con
quella sua pipa tra i denti e la voce da nonno d’Italia. Questi cafoni non
hanno buone maniere. Vanno subito al sodo. Cose pratiche: coperte, cibo,
medicinali. Ché tanto ci pensano poi loro a rifarsi le case. Ho percorso la
città in lungo e in largo in questi giorni. Hanno cominciato a pensare a cosa
sarà dopo la prima emergenza. Case, palazzi… e questi cafoni volevano le
coperte! Ma menomale! Non è più compito mio.
Vedranno
che belle case, altro che quei quattro mattoni in tufo e in pietra, tenuti
assieme dalla calce impastata con la paglia, e le stalle che fanno da salotto.
Via tutto: ci costruiranno strade, ponti, palazzi. L’ho già sentito. Ne
parlavano. Ma adesso non tocca più a me.




