29 novembre 1980
Io la
conosco: è la signora del terzo piano. Scala A. La chiamano tutti la contessa,
perché ha la donna delle pulizie e la donna che va solo a stirare. Abita nel
palazzo di fronte al campo Coni. Quello grande e bello, con l’androne tutto in
marmo e il portone in ferro battuto e i vetri colorati. Abita lì da dieci anni,
da quando chi aveva i soldi, andava ad abitare in via Tagliamento. Quella era
la zona residenziale. Tutti noccioleti intorno e il centro a due passi. C’è
tanto verde, tanta campagna e non sembra di stare in città. Dal campo Coni si
vede Montevergine. C’è Coluccino che bestemmia come un turco, anzi due. Il
campo Coni è suo. Lui fa il custode, ma pulisce la pista di atletica come la
contessa vuole il parquet splendente a casa. Cura il prato: non c’è un filo d’erba
più lungo degli altri. E lo fa tutto con la falcetta, a mano. E ora nel campo
Coni atterrano gli elicotteri, hanno montato le cucine da campo. Nel piazzale
ci sono le macchine della gente che non vuole dormire a casa. Il pranzo e la
cena tutti qui. Ognuno passa davanti al mio pentolone, prende la razione e
torna alla macchina. Distribuisco io la pasta e fagioli, perché col vapore
della pentola mi scaldo le mani. Fa freddo, c’è il fango a terra e ogni tanto
piove. Io non ce l’ho il fisico degli altri e allora distribuisco pasta e
fagioli. E’ un po’ scotta, un po’ azzeccata.
Non profuma come quella di mia madre. Ma cuciniamo quello che ci mandano. E che
ne sanno che il solito industriale abbuffino
ha mandato i pacchi di pasta che avrebbe portato al macero?! Nei pacchi di
fagioli c’erano pure i pappici. Tanto
è tutto bollito. Ma non sempre è così. Il caseificio di Montella ha mandato le
mozzarelle buone. E la contessa guarda tutto dalla finestra. Ha visto il
camioncino del caseificio scaricare alle sette di stamattina e ora si presenta
con le pantofole, il cappotto vecchio, che avrebbe regalato alla donna delle
pulizie, e una sciarpa che, secondo me, l’ha bucata apposta. Arriva, si
presenta con una pentola e chiede tre razioni. Io lo so che una è per lei e due
per il marito. Così non le tocca di cucinare anche alla sera. Le mozzarelle
gliele do io, le prendo a quelle avanzate nel piatto di Franco: "Signora,
sono rimaste solo queste, sono aperte, ma il mio amico non le ha
toccate!".




